7-11-13iwillloveyouforever:

haiilmareneiocchi:

lesbians--everywhere:

Ah ah ah, non sapevo di avere dei “fan”. :)

Comunque ecco a te. ;)

– Papà, mi racconti una storia?

– Va bene, ma dopo dormi. Allora… C’era una volta…

– Aspetta! Stavolta voglio che mi racconti una storia vera.

– Come vuoi. Vediamo… C’era una volta un uomo che si chiamava… Arim. Arim aveva

sposato una bellissima principessa che si chiamava… Rosa, sì, Rosa. E avevano un figlio di

nome Jim, che era un bambino forte e intelligente. Vivevano felici e contenti nel loro

castello, ma un giorno successe qualcosa di brutto alla bella principessa Rosa.

– Cosa?

– Cominciò a indebolirsi e fu costretta ad andare via di casa.

– E dove andò?

– In un posto speciale che alcuni chiamano oncologia.

– Ed era un bel posto?

– Più o meno. Rosa rimase completamente senza capelli e continuava ogni giorno a sentirsi

più stanca. Arim, suo marito, andava a trovarla spesso, ma cominciava a perdere la fiducia e

aveva paura.

– Cos’è la paura, papà?

– È il gradino che ti separa dalla vetta, figliolo. Per Arim era il muro che lo separava

dall’amore che provava per Rosa.

– E chi ha inventato questa paura?

– Ognuno di noi la inventa tutti i giorni. Paura del buio, paura degli insetti, paura degli altri,

paura di noi stessi, di essere tristi o di essere felici. Tutti abbiamo paura di qualcosa.

– Io non ho paura di nulla, papà!

– E invece dovresti averne. A volte è l’unico scudo che ti rimane. Anche gli eroi che leggi nelle

tue storie hanno paura.

– Anche Robin Hood?

– Anche lui.

– Ma non è possibile! Robin Hood è il più coraggioso di tutti!

– Vedi, esistono due tipi di persone coraggiose: quelle, come Robin Hood, il cui coraggio non

consiste nel non aver paura, bensì nel conviverci, nell’imparare a conoscerla e a conoscersi, e

soprattutto nel non lasciare che influenzi le proprie scelte.

– E il secondo tipo?

– Sai… ci sono persone che vengono definite coraggiose solo perché in quel momento

avevano troppa paura per scappare.

– E Arim a quale tipo di “coraggioso” apparteneva?

– Beh, credo proprio che appartenesse al secondo tipo.

– Arim aveva paura per Rosa, giusto?

– Sì. Vedi, tra tutte le altre, la paura di perdere qualcuno è la più brutta perché quando temi di

poter rimanere senza una persona, è come se l’avessi già un po’ persa. E lì è la fine. La

speranza è l’ultima a morire, ma quando muore anche lei allora ti tocca inventare

qualcos’altro a cui aggrapparti. E Arim a quel tempo non faceva altro. Provò così tante volte

a scappare, ad allontanarsi, ma non ci riuscì, o forse non lo voleva veramente. La verità è

che tutti abbiamo sempre coraggio a sufficienza per affrontare le afflizioni altrui, ma mai

abbastanza per affrontare le nostre.

– E che successe poi? Come risolse questa cosa Arim?

– Non la risolse. Sentiva ogni giorno di più la paura che lo assaliva. Lo teneva sveglio la notte

e lo intorpidiva di giorno. Fino a che poi Rosa non se ne andò per sempre e Arim si accorse

di aver solo perso tanto tempo.

– Ma perché sempre i migliori se ne vanno via?

– Se tu vai in un prato, quali fiori strappi, quelli più belli o quelli più brutti?

– Penso di aver capito.

– Tutti vogliono i fiori più belli, e quando hai la fortuna di trovarne uno disposto a mostrarti la sua

bellezza, ti assumi una grande responsabilità. Tutte le cose belle hanno vita breve e devi cercare di

non sprecare tempo, perché non c’è dolore più grande di un rimpianto.

– E dove andò Rosa?

– Arim non lo sapeva. Non sapeva dove fosse e non sapeva nemmeno se qualcosa di lei era

rimasto, da qualche parte. Non poteva dare coraggio a Jim, suo figlio, e a se stesso in questo

senso. Ma poteva provare a trovare il coraggio di non aver più paura.

– E quindi che fece?

– E quindi provò a non ripetere più gli errori commessi in passato e a combattere contro i suoi

timori.

– Come?

– Con lo strumento più potente che esista contro il male.

– L’arco di Robin Hood?

– No, ancora più potente di quello: amando ciò che gli era rimasto, suo figlio Jim; provando a

fare ciò che si era impedito da solo in precedenza.

– E ci riuscì?

– Ci riuscì, anche abbastanza bene. Quello che è certo è che fece del suo meglio.

– E vissero tutti felici e contenti, non è vero?

– Proprio così.

– Senti, ma sei sicuro che questa storia sia proprio vera, papà?

– Sì, te lo assicuro.

– Va bene. Allora buonanotte, Arim.

Il papà sorrise.

– Buonanotte, Jim.

È stupendo questo racconto…complimenti a chi la scritto 😍

I brividi.